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UHQ Interviste Sergio Toppi (18/12/03)
Parte 1/2

* Di Sidney Gusman e Sergio Codespoti - www.universohq.com
* Traduzione all’italiano
Giovanni Petino (corrispondente Portale TEXBR, Milano, Italia).
* Revisione
Julio Schneider

L'italiano Sergio Toppi è stato una delle grandi sorprese del 3° Festival Internazionale di fumetti di Belo Horizonte. In questa intervista esclusiva a Universo HQ, ci ha parlato dei momenti importanti della sua carriera, l’importanza della ricerca per il disegno, ed altro ancora.  
 
Sergio Toppi, padrone di uno stile inconfondibile.

In Europa, Toppi è riverito come uno dei migliori disegnatori di fumetti di tutti i tempi. Ed è vero. Padrone di un tratto incredibilmente pieno di dettagli, ogni sua pagina è un invito ad un’osservazione attenta da parte del lettore. Ed occorre rilevare che è un autodidatta.
 
Una curiosità, gentilmente offerta dal traduttore Julio Schneider a UHQ: al ginnasio, Toppi otteneva voti bassi in Educazione Artistica, perché detestava, fra le altre cose, il compasso! La sua unica esperienza in una scuola artistica è stata nella Scuola d’Arte del Castello, a Milano, dove è rimasto solo due anni, dopodiché ne è uscito per studiare al Liceo Classico. Tutto lasciava pensare che sarebbe stato medico, ma non ha mai abbandonato la passione per il disegno.

 L’uomo del Nilo, della Ebal Purtroppo è stato pubblicato pochissimo in Brasile. Forse L’Uomo del Nilo, con sceneggiatura di Decio Canzio, pubblicata dalla Ebal nella collezione "Un Uomo, un’Avventura" è stato il suo unico album ad apparire da queste parti. Anche così, l’organizzazione del 3° Festival Internazionale di Fumetti di Belo Horizonte ha avuto l’eccellente idea di portarlo al paese, come uno dei principali invitati dell’evento.

I suoi originali, nello stand italiano, attiravano l’attenzione di quasi tutti coloro che passavano di lì; e molti lettori che non avevano mai visto un lavoro di Toppi sono rimasti a bocca aperta nel vedere il dettaglio dei suoi disegni.  

Bisogna dire che recentemente, nella miniserie Sin City – A Grande Matança (la Grande Carneficina), pubblicata dalla Pandora Books, i lettori brasiliani hanno potuto apprezzare un pin-up dell’autore.

Pin-up di Sin City – di Sergio Toppi  All’età di 71 anni, con i capelli tutti bianchi ed apparecchi per sordi in ambedue le orecchie, questo italiano di Milano continua a lavorare saldo e forte. Recentemente, l’UHQ ha dato notizia del lancio in Italia di un album a fumetti sul musicista Antonio Vivaldi, in cui una delle storie era di Toppi.

Pubblicato nelle principali riviste di fumetti in Europa, Sergio Toppi è, prima di tutto, un professionista. Se accetta di fare un lavoro, anche se contro i suoi concetti sulle storie a fumetti, fa ciò che è stato contrattato e lo porta sino alla fine.

È stato premiato diverse volte intorno al mondo, il suo portfolio di fumetti ed illustrazioni è composto dei lavori più variati. Vi sono adattamenti delle vite di Madre Teresa di Calcutta, del Mahatma Gandhi e Martin Luther King; agende per studenti; un calendario per l’Esercito Italiano; la storia della Francia a fumetti; un ritratto di Alan Moore; immagini per un CD-Rom di Martin Mystère; e molto, molto altro ancora.

Alan Moore dalla mano di Sergio Toppi Durante la sua sosta a Belo Horizonte, ha dato lezioni, visitato scuole, parlato con suoi fans, apprezzato dei portfolio anche quando i disegni erano in uno stile del tutto diverso dal suo, come i manga per esempio. Il tutto con molta pazienza.

Uomo di poche parole, ma estremamente osservatore, è un esempio vivente del proverbio che garantisce che “una immagine vale più di mille parole”. Anche così, Toppi ha concesso una intervista esclusiva a Universo HQ, in cui parla delle sue opere principali, della sua esperienza nel campo pubblicitario, com’è il lavorare con Sergio Bonelli, i suoi progetti attuali ed altre curiosità che potrai cominciare a scoprire a partire da subito.

Universo HQ: Quale sono le sue principali influenze nei fumetti?

Sergio Toppi: Quando iniziai la mia carriera in questo campo, non sapevo praticamente nulla. A causa di ciò ho osservato un pò di tutto, nelle varie sfaccettature.


Arte di Dino Battaglia

Io ero ancora al Liceo Artistico, ed i primi fumetti che mi hanno impressionato sono stati quelli di Dino Battaglia ed uno di Hugo Pratt, in una rivista di cui non ricordo il nome in questo momento.

Nota do UHQ, di Julio Schneider: la rivista in questione è della seconda metà degli anni 40, e si chiamava Asso di Picche – in Brasile “Ás de Espadas” (ovvero, "Asso di Spade") – in cui Hugo Pratt ha fatto la sua uscita come fumettista. In una vecchia intervista Toppi disse che un giorno decise di comperare un fumetto che aveva visto in un’edicola di Bologna. Era Asso di Picche. “Io non sapevo praticamente niente di fumetti, perché non li avevo letti quando ero bambino. Vedendo questo fumetto, sono rimasto impressionato dal carattere innovativo delle storie e dalla qualità dei disegni”, aveva dichiarato all’epoca.

Arte di Dino Battaglia UHQ: E quali erano i suoi personaggi preferiti a quell’epoca?

Toppi: Non molti. Mi piaceva l’Uomo della Giungla, una storia di indios scritta da Hugo Pratt con disegni di Dino Battaglia. L’arte di Battaglia m’impressionava, perché riusciva a disegnare negli stili più variati. E dava molto contrasto fra il chiaro e lo scuro.

UHQ: Come ha iniziato con i fumetti?

Toppi: Prima di fare i fumetti, ho illustrato molti libri della UTET e della Mondatori. Per questo, per dire la verità, non avevo bisogno di loro. Un giorno qualcuno mi chiese se desideravo fare un lavoro a fumetti ed io accettai. Ed eccomi qui oggi.

UHQ: Lei ha iniziato la sua carriera nei fumetti negli anni 60. C’è qualche suo lavoro che ha marcato questa epoca?

Ritratto di Pietro Micca Toppi: Certamente: “La Vera Storia di Pietro Micca”, scritto da Mino Dilani, in quanto è la storia di un eroe nazionale. Questa storia è iniziata nel Corriere dei Piccoli nel 1957, ed io ho iniziato a collaborare a partire dal 1966. Micca è importantissimo per gli italiani. Nel 1702, a Torino, ci fu una terribile guerra contro i francesi, i quali scavarono un tunnel per entrare sotto le mura della città. Le persone si nascondevano impaurite nelle gallerie, nei sotterranei. Nel momento stesso in cui i francesi erano riusciti ad entrare sotto le mura, Pietro Micca era di guardia ad un deposito di munizioni, un vero e proprio barile di polvere. Quando vide che il nemico stava entrando ed avrebbe messo in pericolo la città intera, egli accese una torcia e diede fuoco alle polveri, distruggendo i francesi, sé stesso, il muro e quant’altro.

UHQ: Come sono stati gli anni (tra il 1957 ed il ’66) in cui ha lavorato nella animazione pubblicitaria presso lo studio Pagot ?

Calimero, personaggio della pubblicità di un sapone Toppi: Contemporaneamente al mio lavoro con le illustrazioni, iniziai a collaborare come animatore della Pagot, facendo qualche cose per uno spazio pubblicitario televisivo chiamato “Carosello”, che aveva alcuni spot con disegni animati.

Era un lavoro di équipe, con sceneggiatori, disegnatori, coloritori, tutti insieme. In Italia, la pubblicità veniva passata solo dopo i programmi, non durante come oggi. Ed il Carosello, che passava dopo il telegiornale, era composto da cinque annunci, parecchi in disegni animati. Alcuni di questi spot erano diretti da grandi registi del cinema, come Federico Fellini e Pierpaolo Pisolini. Era qualcosa di fantastico, tutto in bianco e nero. Ed i bambini andavano a letto subito dopo il Carosello. Io ho lavorato in diverse animazioni di Calimero, personaggio molto famosi ancora oggi. Era un pulcino tutto nero, di una pubblicità di un sapone. Tutti lo respingevano a causa del suo aspetto, ma quando era lavato diventava bianco e tutto cambiava. È una bella storia cui ho collaborato.

Arte di Sergio Toppi UHQ: In realtà la sua uscita nel campo del fumetto avvenne con il Corriere dei Piccoli, con le storie della serie Il Mago Zurlì (con sceneggiatura di Carlo Triberti). Come è arrivato a fare questo lavoro ?

Toppi: Non mi piace molto questa fase, e non voglio parlarne. È un episodio della mia vita che preferisco non ricordare.

UHQ: Nel 1974, lavorando per il Messaggero dei Ragazzi, lei ha cominciato a rompere le regole ed il suo lavoro ha iniziato a prendere molte delle caratteristiche che conservano i suoi disegni anche oggi. Com’è potuto succedere ? Da cosa è venuta la proposta di rifuggire dai limiti imposti dalla delimitazione dei riquadri e creare uno stile più grafico e sciolto?

Toppi: Il Messaggero dei Ragazzi era un periodico cattolico stampato a Padova. Mentre lavoravo lì, è cambiato il direttore. E la persona che fu assunta al suo posto, che era molto intelligente, vide che la cosa migliore per il giornale era di dare più libertà agli artisti.

Copertina di S. Toppi per il fumetto Corto Maltese, anno 8°, # 3 In questo modo, io e Battaglia abbiamo avuto la libertà più totale ed abbiamo concepito delle buone storie. Ecco, in questa occasione ho cominciato a cambiare il mio stile, a sperimentare tecniche nuove. Ed ha funzionato.

UHQ: Lei ha disegnato per alcune delle maggiori riviste europee, come Sergente Kirk, Linus, Alter Alter, Il Giornalino, Il Mago, Corto Maltese, l’Eternauta, Comic Art e Ken Parker Magazine. Ce n’è stato qualcuno preferito ?

Toppi: Beh, a me piaceva moltissimo disegnare per Linus, Alter e Corto Maltese. Era molto interessante, perché queste tre avevano sempre qualcosa di qualità eccellente. Per lo meno per me.

UHQ: E parlando di personaggi ?

Toppi: Di solito non lavoro con i personaggi. Ho sempre preferito le storie in formato di libro.

UHQ: Alcuni dei suoi lavori più importanti degli anni ’70 e ’80 sono stati creati per collezioni italiane famose. Ci parli del suo lavoro nelle serie I Protagonisti (il Calumet di Pietra Rossa, 1984; l’Obelisco della Terra di Punt, 1985; e la Lacrima di Timur Leng, 1986) e Un Uomo un’avventura (L’Uomo del Nilo, 1976; L’Uomo del Messico, 1977; e l’Uomo delle Paludi, 1978).

  L’obelisco della terra di Punt Toppi: L’unico personaggio creato da me è uscito nella collezione I Protagonisti: si chiamava Il Collezionista. Sono stati comunque dei bei lavori per l’editrice l’Isola Trovata.  
È giusto ricordare anche la serie Un Uomo Un’Avventura (nota di UHQ: in Brasile, “Um Homem, Uma Aventura”, con sei edizioni edite dalla Ebal): Sono stati tre album per la Daim Press, che oggi è la Sergio Bonelli Editore.  
In considerazione dei temi – Nilo, Messico e Pantanal – io avevo bisogno di fare molta ricerca, però, trattandosi di un lavoro per Bonelli, mi ha fatto un piacere immenso. Lui mi ha procurato parecchi libri perché io potessi prendere gli spunti.

La lacrima di Timur Leng Nota di UHQ: è il momento in cui Julio Schneider fa un opportuno intervento per raccontare che, prima della serie I Protagonisti – editrice Isola Trovata – ce ne fu un’altra della Daim Press, con lo stesso nome, che riguardava personaggi del vecchio West. Il decimo ed ultimo album di questa serie (che ha avuto cinque edizioni pubblicate in Brasile con il titolo “Personagens do Oeste”) intitolato Herman Lehmann, l’indiano bianco, finì per essere disegnato a quattro mani, da due miti dei fumetti: iniziò Rino Alberelli, ma morì durante il lavoro; e chi concluse l’opera fu proprio Sergio Toppi. Racconta la leggenda che la ricerca di Albertarelli fu così esasperata che addirittura si ammalò per sua causa: si pensi che riprodusse nei disegni persino i bottoni delle camicie e le forme dei baffi dell’epoca.

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Parte 1/2 - Parte 2/ 2  

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