L'italiano
Sergio Toppi è stato una delle grandi sorprese del 3° Festival
Internazionale di fumetti di Belo Horizonte. In questa intervista
esclusiva a Universo HQ, ci ha parlato dei momenti importanti della
sua carriera, l’importanza della ricerca per il disegno, ed altro
ancora.

Sergio Toppi, padrone di uno stile inconfondibile.
In
Europa, Toppi è riverito come uno dei migliori disegnatori di fumetti
di tutti i tempi. Ed è vero. Padrone di un tratto incredibilmente
pieno di dettagli, ogni sua pagina è un invito ad un’osservazione
attenta da parte del lettore. Ed occorre rilevare che è un
autodidatta.
Una
curiosità, gentilmente offerta dal traduttore Julio Schneider a UHQ:
al ginnasio, Toppi otteneva voti bassi in Educazione Artistica, perché
detestava, fra le altre cose, il compasso! La sua unica esperienza in
una scuola artistica è stata nella Scuola d’Arte del Castello, a
Milano, dove è rimasto solo due anni, dopodiché ne è uscito per
studiare al Liceo Classico. Tutto lasciava pensare che sarebbe stato
medico, ma non ha mai abbandonato la passione per il disegno.
Purtroppo
è stato pubblicato pochissimo in Brasile. Forse L’Uomo del Nilo,
con sceneggiatura di Decio Canzio, pubblicata dalla Ebal nella
collezione "Un Uomo, un’Avventura" è stato il suo unico
album ad apparire da queste parti. Anche così, l’organizzazione del
3° Festival Internazionale di Fumetti di Belo Horizonte ha avuto l’eccellente
idea di portarlo al paese, come uno dei principali invitati dell’evento.
I
suoi originali, nello stand italiano, attiravano l’attenzione di
quasi tutti coloro che passavano di lì; e molti lettori che non
avevano mai visto un lavoro di Toppi sono rimasti a bocca aperta nel
vedere il dettaglio dei suoi disegni.
Bisogna
dire che recentemente, nella miniserie Sin City – A Grande Matança
(la Grande Carneficina), pubblicata dalla Pandora Books, i lettori
brasiliani hanno potuto apprezzare un pin-up dell’autore.
All’età
di 71 anni, con i capelli tutti bianchi ed apparecchi per sordi in
ambedue le orecchie, questo italiano di Milano continua a lavorare
saldo e forte. Recentemente, l’UHQ ha dato notizia del lancio in
Italia di un album a fumetti sul musicista Antonio Vivaldi, in cui una
delle storie era di Toppi.
Pubblicato
nelle principali riviste di fumetti in Europa, Sergio Toppi è, prima
di tutto, un professionista. Se accetta di fare un lavoro, anche se
contro i suoi concetti sulle storie a fumetti, fa ciò che è stato
contrattato e lo porta sino alla fine.
È
stato premiato diverse volte intorno al mondo, il suo portfolio di
fumetti ed illustrazioni è composto dei lavori più variati. Vi sono
adattamenti delle vite di Madre Teresa di Calcutta, del Mahatma Gandhi
e Martin Luther King; agende per studenti; un calendario per l’Esercito
Italiano; la storia della Francia a fumetti; un ritratto di Alan Moore;
immagini per un CD-Rom di Martin Mystère; e molto, molto altro
ancora.
Durante
la sua sosta a Belo Horizonte, ha dato lezioni, visitato scuole,
parlato con suoi fans, apprezzato dei portfolio anche quando i disegni
erano in uno stile del tutto diverso dal suo, come i manga per esempio.
Il tutto con molta pazienza.
Uomo
di poche parole, ma estremamente osservatore, è un esempio vivente
del proverbio che garantisce che “una immagine vale più di mille
parole”. Anche così, Toppi ha concesso una intervista esclusiva a
Universo HQ, in cui parla delle sue opere principali, della sua
esperienza nel campo pubblicitario, com’è il lavorare con Sergio
Bonelli, i suoi progetti attuali ed altre curiosità che potrai
cominciare a scoprire a partire da subito.
Universo
HQ: Quale sono le sue principali influenze nei fumetti?
Sergio
Toppi: Quando iniziai la mia carriera in questo campo, non sapevo
praticamente nulla. A causa di ciò ho osservato un pò di tutto,
nelle varie sfaccettature.

Arte di Dino Battaglia
Io
ero ancora al Liceo Artistico, ed i primi fumetti che mi hanno
impressionato sono stati quelli di Dino Battaglia ed uno di Hugo Pratt,
in una rivista di cui non ricordo il nome in questo momento.
Nota
do UHQ, di Julio Schneider: la rivista in questione è della seconda
metà degli anni 40, e si chiamava Asso di Picche – in Brasile “Ás
de Espadas” (ovvero, "Asso di Spade") – in cui Hugo
Pratt ha fatto la sua uscita come fumettista. In una vecchia
intervista Toppi disse che un giorno decise di comperare un fumetto
che aveva visto in un’edicola di Bologna. Era Asso di Picche. “Io
non sapevo praticamente niente di fumetti, perché non li avevo letti
quando ero bambino. Vedendo questo fumetto, sono rimasto impressionato
dal carattere innovativo delle storie e dalla qualità dei disegni”,
aveva dichiarato all’epoca.
UHQ:
E quali erano i suoi personaggi preferiti a quell’epoca?
Toppi:
Non molti. Mi piaceva l’Uomo della Giungla, una storia di indios
scritta da Hugo Pratt con disegni di Dino Battaglia. L’arte di
Battaglia m’impressionava, perché riusciva a disegnare negli stili
più variati. E dava molto contrasto fra il chiaro e lo scuro.
UHQ:
Come ha iniziato con i fumetti?
Toppi:
Prima di fare i fumetti, ho illustrato molti libri della UTET e della
Mondatori. Per questo, per dire la verità, non avevo bisogno di loro.
Un giorno qualcuno mi chiese se desideravo fare un lavoro a fumetti ed
io accettai. Ed eccomi qui oggi.
UHQ:
Lei ha iniziato la sua carriera nei fumetti negli anni 60. C’è
qualche suo lavoro che ha marcato questa epoca?
Toppi:
Certamente: “La Vera Storia di Pietro Micca”, scritto da Mino
Dilani, in quanto è la storia di un eroe nazionale. Questa storia è
iniziata nel Corriere dei Piccoli nel 1957, ed io ho iniziato a
collaborare a partire dal 1966. Micca è importantissimo per gli
italiani. Nel 1702, a Torino, ci fu una terribile guerra contro i
francesi, i quali scavarono un tunnel per entrare sotto le mura della
città. Le persone si nascondevano impaurite nelle gallerie, nei
sotterranei. Nel momento stesso in cui i francesi erano riusciti ad
entrare sotto le mura, Pietro Micca era di guardia ad un deposito di
munizioni, un vero e proprio barile di polvere. Quando vide che il
nemico stava entrando ed avrebbe messo in pericolo la città intera,
egli accese una torcia e diede fuoco alle polveri, distruggendo i
francesi, sé stesso, il muro e quant’altro.
UHQ:
Come sono stati gli anni (tra il 1957 ed il ’66) in cui ha lavorato
nella animazione pubblicitaria presso lo studio Pagot ?
Toppi:
Contemporaneamente al mio lavoro con le illustrazioni, iniziai a
collaborare come animatore della Pagot, facendo qualche cose per uno
spazio pubblicitario televisivo chiamato “Carosello”, che aveva
alcuni spot con disegni animati.
Era
un lavoro di équipe, con sceneggiatori, disegnatori, coloritori,
tutti insieme. In Italia, la pubblicità veniva passata solo dopo i
programmi, non durante come oggi. Ed il Carosello, che passava dopo il
telegiornale, era composto da cinque annunci, parecchi in disegni
animati. Alcuni di questi spot erano diretti da grandi registi del
cinema, come Federico Fellini e Pierpaolo Pisolini. Era qualcosa di
fantastico, tutto in bianco e nero. Ed i bambini andavano a letto
subito dopo il Carosello. Io ho lavorato in diverse animazioni di
Calimero, personaggio molto famosi ancora oggi. Era un pulcino tutto
nero, di una pubblicità di un sapone. Tutti lo respingevano a causa
del suo aspetto, ma quando era lavato diventava bianco e tutto
cambiava. È una bella storia cui ho collaborato.
UHQ:
In realtà la sua uscita nel campo del fumetto avvenne con il Corriere
dei Piccoli, con le storie della serie Il Mago Zurlì (con
sceneggiatura di Carlo Triberti). Come è arrivato a fare questo
lavoro ?
Toppi:
Non mi piace molto questa fase, e non voglio parlarne. È un episodio
della mia vita che preferisco non ricordare.
UHQ:
Nel 1974, lavorando per il Messaggero dei Ragazzi, lei ha cominciato a
rompere le regole ed il suo lavoro ha iniziato a prendere molte delle
caratteristiche che conservano i suoi disegni anche oggi. Com’è
potuto succedere ? Da cosa è venuta la proposta di rifuggire dai
limiti imposti dalla delimitazione dei riquadri e creare uno stile più
grafico e sciolto?
Toppi:
Il Messaggero dei Ragazzi era un periodico cattolico stampato a
Padova. Mentre lavoravo lì, è cambiato il direttore. E la persona
che fu assunta al suo posto, che era molto intelligente, vide che la
cosa migliore per il giornale era di dare più libertà agli artisti.
In
questo modo, io e Battaglia abbiamo avuto la libertà più totale ed
abbiamo concepito delle buone storie. Ecco, in questa occasione ho
cominciato a cambiare il mio stile, a sperimentare tecniche nuove. Ed
ha funzionato.
UHQ:
Lei ha disegnato per alcune delle maggiori riviste europee, come
Sergente Kirk, Linus, Alter Alter, Il Giornalino, Il Mago, Corto
Maltese, l’Eternauta, Comic Art e Ken Parker Magazine. Ce n’è
stato qualcuno preferito ?
Toppi:
Beh, a me piaceva moltissimo disegnare per Linus, Alter e Corto
Maltese. Era molto interessante, perché queste tre avevano sempre
qualcosa di qualità eccellente. Per lo meno per me.
UHQ:
E parlando di personaggi ?
Toppi:
Di solito non lavoro con i personaggi. Ho sempre preferito le storie
in formato di libro.
UHQ:
Alcuni dei suoi lavori più importanti degli anni ’70 e ’80 sono
stati creati per collezioni italiane famose. Ci parli del suo lavoro
nelle serie I Protagonisti (il Calumet di Pietra Rossa, 1984;
l’Obelisco della Terra di Punt, 1985; e la Lacrima di Timur Leng,
1986) e Un Uomo un’avventura (L’Uomo del Nilo, 1976; L’Uomo del
Messico, 1977; e l’Uomo delle Paludi, 1978).
Toppi:
L’unico personaggio creato da me è uscito nella collezione I
Protagonisti: si chiamava Il Collezionista. Sono stati comunque dei
bei lavori per l’editrice l’Isola Trovata.
È
giusto ricordare anche la serie Un Uomo Un’Avventura (nota di UHQ:
in Brasile, “Um Homem, Uma Aventura”, con sei edizioni edite dalla
Ebal): Sono stati tre album per la Daim Press, che oggi è la Sergio
Bonelli Editore.
In
considerazione dei temi – Nilo, Messico e Pantanal – io avevo
bisogno di fare molta ricerca, però, trattandosi di un lavoro per
Bonelli, mi ha fatto un piacere immenso. Lui mi ha procurato parecchi
libri perché io potessi prendere gli spunti.
Nota
di UHQ: è il momento in cui Julio Schneider fa un opportuno
intervento per raccontare che, prima della serie I Protagonisti –
editrice Isola Trovata – ce ne fu un’altra della Daim Press, con
lo stesso nome, che riguardava personaggi del vecchio West. Il decimo
ed ultimo album di questa serie (che ha avuto cinque edizioni
pubblicate in Brasile con il titolo “Personagens do Oeste”)
intitolato Herman Lehmann, l’indiano bianco, finì per essere
disegnato a quattro mani, da due miti dei fumetti: iniziò Rino
Alberelli, ma morì durante il lavoro; e chi concluse l’opera fu
proprio Sergio Toppi. Racconta la leggenda che la ricerca di
Albertarelli fu così esasperata che addirittura si ammalò per sua
causa: si pensi che riprodusse nei disegni persino i bottoni delle
camicie e le forme dei baffi dell’epoca.
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